18 giugno 2017

«La mia carne è vero cibo» Commento al Vangelo del 18 giugno 2017, Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

A dire il vero ogni volta che celebriamo l’Eucarestia noi celebriamo la festa del Corpus Domini. L’odierna solennità non va isolata dal resto dei momenti liturgici in cui la Chiesa fa memoria del Corpo e Sangue di Cristo, ovvero ogni volta che celebra l’Eucarestia. Quella di oggi è un richiamo per ciascuno di noi perché prendessimo realmente coscienza dell’inaudito valore insito al mistero eucaristico, è una festa che ci orienta a celebrare ogni Eucarestia con festa e con consapevolezza. Cosa è realmente l’Eucarestia? Cosa avviene con la celebrazione dell’Eucarestia? Perché è così importante celebrare l’Eucarestia? Basti prendere l’origine del termine greco per comprenderne il suo stesso significato: rendere grazie. Eucarestia è dire grazie. Per questo nella prima lettura del libro del Deuteronomio troviamo le parole di Mosè rivolte alla comunità dove raccomanda in un certo qual modo di non dimenticare di ripetere la parola grazie a Dio per avergli permesso di superare gli ostacoli della vita, per aver fatto dono del cibo nonostante il tempo di crisi, per averlo condotto da uno stato di umiliazione ad uno di benessere. Ricordati di dire sempre grazie al Signore, sembra ripetere anche oggi il padre Mosè. 
Con il racconto della prima lettura è anche a noi oggi raccomandato, come al popolo d’Israele, di saper scrutare i segni dei tempi e anche i tempi dei segni in cui Dio in ogni nostro tempo, anche quello più drammatico, non ci fa mancare il segno della sua presenza discreta, ci dona il pane della sua confortante presenza e il sangue della sua dissetante grazia. È quella una presenza eucaristica, una presenza che si fa eucarestia nella storia di ciascuno di noi. Con questa sua presenza il Signore vive la comunione con noi. Per questo nella seconda lettura san Paolo rivolgendosi alla comunità di Corinto ricorda che celebrare l’Eucarestia è anche soprattutto vivere la comunione con il Signore. La partecipazione eucaristica diventa espressione di comunione con Dio e tra di noi. Ed è questa comunione che fa scaturire il canto del rendimento di grazie. Anche nella pagina evangelica di Giovanni Gesù richiama la relazione comunionale che passa dall'incontro con lui: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». 
Dunque, grazie perché tu sei con noi. È questo il senso dell’eucarestia. Grazie, perché radunandoci attorno alla mensa eucaristica tu ci doni la gioia della comunione con te e tra di noi.
Le parole chiavi per comprendere l’Eucarestia sono: grazie e comunione. Quel grazie che nasce dallo spirito di comunione. Senza comunione non si è capaci di esprimere il canto del ringraziamento. Infatti, ogni volta che ci accostiamo al sacerdote per ricevere il dono del Corpo di Cristo noi diciamo: “vado a farmi la comunione”. Forse però dovremmo dire: “vado a vivere la comunione”. Insomma, si usa comunque la parola comunione. In realtà l’Eucarestia esprime la comunione, è espressione di una relazione profonda. E quell'Amen che noi ripetiamo conferma, o dovrebbe confermare, il nostro desiderio di vivere la comunione. È questo desiderio che ci fa gridare il nostro grazie. 
Se questa è l’Eucarestia, allora come la viviamo? Da quale spirito siamo animati quando celebriamo? Come ci accostiamo al sacerdote che ci fa il dono eucaristico? 
Padre Onofrio Antonio Farinola
sacerdote cappuccino

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