5 aprile 2017

Padre Raniero Cantalamessa Quarta predica di Quaresima 2017

Lo Spirito Santo ci introduce nel Mistero della Risurrezione di Cristo
31 marzo 
Abbiamo riflettuto nelle prime due meditazioni di Quaresima sullo Spirito Santo che ci introduce alla piena verità sulla persona di Cristo, facendocelo proclamare Signore e vero Dio. Nell'ultima meditazione siamo passati dall'essere all'agire di Cristo, dalla sua persona al suo operato, e in particolare sul mistero della sua morte redentrice. Oggi ci proponiamo di meditare sul mistero della sua e della nostra risurrezione.
San Paolo attribuisce apertamente la risurrezione di Gesù da morte all'opera dello Spirito Santo. Dice che Cristo “è stato costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti” (Rom 1,4). In Cristo è diventata realtà la grande profezia di Ezechiele sullo Spirito che entra nelle ossa aride, le risuscita dalle loro tombe e fa di una moltitudine di morti “un esercito grande, sterminato” di risorti alla vita e alla speranza (cf. Ez 37, 1-14).
Ma non è su questa linea che vorrei proseguire la mia meditazione. Fare dello Spirito Santo il principio ispiratore di tutta la teologia (l’intento della cosiddetta Teologia del terzo articolo!) non significa far entrare a forza lo Spirito Santo in ogni affermazione, nominandolo a ogni piè sospinto. Non sarebbe nella natura del Paraclito che, come quella della luce, è di illuminare ogni cosa restando lui stesso, per così dire, nell'ombra, come dietro le quinte. Più che parlare “dello” Spirito Santo, la Teologia del terzo articolo consiste nel parlare “nello” Spirito Santo, con tutto ciò che questo semplice cambio di preposizione comporta.
1. La risurrezione di Cristo: approccio storico
Diciamo anzitutto qualcosa sulla risurrezione di Cristo come fatto “storico”. Possiamo definire la risurrezione un evento storico, nel senso comune di questo termine, cioè di realmente accaduto, nel senso, cioè, in cui storico si oppone a mitico e a leggendario? Per esprimerci nei termini del dibattito recente: Gesù è risorto solo nel kerigma, cioè nell'annuncio della Chiesa (come qualcuno ha affermato sulla scia di Rudolf Bultmann), o invece è risuscitato anche nella realtà e nella storia? Ancora: è risorto lui, la persona di Gesù, o è risorta solo la sua causa, nel senso metaforico in cui risorgere significa il sopravvivere, o il riemergere vittorioso di un’idea, dopo la morte di chi l’ha proposta?
Vediamo dunque in che senso si dà un approccio anche storico alla risurrezione di Cristo. Non perché qualcuno di noi qui abbia bisogno di essere persuaso di questo, ma, come dice Luca all'inizio del suo vangelo, “perché possiamo renderci conto della solidità degli insegnamenti che abbiamo ricevuto” (cf Lc 1, 4) e che trasmettiamo agli altri.
La fede dei discepoli, salvo qualche eccezione (Giovanni, le pie donne), non regge alla prova della sua tragica fine. Con la passione e la morte, il buio ricopre tutto. Il loro stato d’animo traspare dalle parole dei due discepoli di Emmaus: “Noi speravamo che fosse lui… ma ormai sono passati tre giorni” (Lc 24, 21). Siamo a un punto morto della fede. Il caso Gesù è considerato chiuso.
Adesso – sempre in veste di storici – portiamoci a qualche anno, anzi a qualche settimana, dopo. Che incontriamo? Un gruppo di uomini, lo stesso che era stato accanto a Gesù, il quale va ripetendo, a voce alta, che Gesù di Nazareth è lui il Messia, il Signore, il Figlio di Dio; che è vivo e che verrà a giudicare il mondo. Il caso di Gesù non solo è riaperto, ma è portato in breve tempo a una dimensione assoluta e universale. Quell'uomo interessa non solo il popolo d’Israele, ma tutti gli uomini di tutti i tempi. “La pietra scartata dai costruttori, – dice san Pietro – è diventata testata d’angolo” (1 Pt 2, 4), cioè principio di una nuova umanità. D’ora in poi, lo si sappia o no, non c’è alcun altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è possibile essere salvati, se non quello di Gesù di Nazareth (cf At 4, 12).

Che cosa ha determinato un cambiamento tale per cui gli stessi uomini che prima avevano rinnegato Gesù o erano fuggiti, adesso dicono in pubblico queste cose, fondano Chiese e si lasciano perfino imprigionare, flagellare, uccidere per lui? Essi ci danno, in coro, questa risposta: “È risorto! L’abbiamo visto!”. L’ultimo atto che può compiere lo storico, prima di cedere la parola alla fede, è verificare quella risposta [...]

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