13 aprile 2017

«Fate questo in memoria di Me» Commento al Vangelo del 13 aprile 2017, Messa in Coena Domini

La vigilia della sua passione, egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, 
e alzando gli occhi al cielo a te Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli, e disse: 

Prendete, e mangiatene tutti: 
questo è il mio Corpo 
offerto in sacrificio per voi. 

Dopo la cena, allo stesso modo, prese questo glorioso calice nelle sue mani sante e venerabili, 
ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli, e disse: 

Prendete, e bevetene tutti: 
questo è il calice del mio Sangue 
per la nuova ed eterna alleanza, 
versato per voi e per tutti 
in remissione dei peccati. 
Fate questo in memoria di me. 


Queste parole le sentiremo pronunciare dal sacerdote al momento dell’epiclesi, dell’invocazione dello Spirito Santo perché il Padre lo invii per consacrare il pane e il vino affinché diventino corpo e sangue di Cristo che alimentano la nostra vita. 
La formula da me scelta fa parte della Preghiera Eucaristica prima. Comuni a tutte le altre Preghiere Eucaristiche sono le parole pronunciate da Gesù durante l’ultima Cena del Giovedì Santo, mentre varia la formula introduttiva alle santissime parole di Gesù, che ogni volta che celebra il sacerdote ripete. Le ripete ogni giorno perché ha il compito di rinnovare continuamente il mistero della donazione del Signore. Ogni giorno il Signore Gesù si offre in sacrificio per la Chiesa e per il mondo intero e ogni giorno il sacerdote è chiamato a svolgere questo servizio di presenza permanente. È il servizio della vita. Quotidianamente il sacerdote rende viva la vita del Signore Gesù e la manifesta a tutti. 
Mi piace analizzare con voi, seppur in modo fugace, le intense parole che la liturgia fa ripetere al sacerdote ogni volta che celebra l’Eucarestia e le fa ascoltare a chi condivide la mensa eucaristica. 
La vigilia della sua passione. C’è un riferimento cronologico, temporale. Il Giovedì Santo precede la passione della Croce, l’atto supremo di un amore incondizionato. Ogni Eucarestia è una vigilia. Di che? Ogni Eucarestia è la porta d’accesso nel mistero insondabile dell’amore di Dio che si manifesta nella passione del suo Figlio e nostro Fratello Gesù. Ogni volta che celebriamo il Sacramento eucaristico noi siamo immersi nel tempo infinito dell’amore del Padre. L’Eucarestia è una vigilia, nel senso che introduce nel mistero d’amore. Quel mistero che vivremo pienamente e in modo definitivo il giorno dell’incontro con Dio Padre. 
Egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili. Ogni volta che io pronuncio queste parole mi commuovo perché quelle mani sante e venerabili sono le mie mani di sacerdote. Quelle mani che io presto a Dio per introdurre nel mondo il mistero d’amore. Gesù prende il pane e tende le sue mani in avanti per offrircelo e non per trattenerlo. Quel prendere è un atto di donazione. Prende per donare. 
E alzando gli occhi al cielo a te Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione. Il momento dell’offerta che si realizza il Giovedì Santo è un momento di intensa intimità tra Dio e Gesù e in questa intimità entriamo anche noi come in un vortice d’amore. Gesù alza gli occhi per dire questa unione inscindibile tra il Padre e lui. L’atto della donazione è un atto di Dio. Rese grazie con la preghiera di benedizione, cioè pregò, visse un momento di dialogo con il Padre, era tutt'uno con Dio. L’Eucarestia è un momento forte di preghiera. 
Spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli. La preghiera non trattiene nulla per sé ma tende alla donazione, all'offerta oblativa di sé. La conseguenza dell’intimità tra il Padre e il Figlio è la condivisione, ossia spezzarsi per donarsi. Spezzò e diede sono un unico atto d’amore, di solidarietà divina, di condivisione. L’Eucarestia è condivisione. Infatti seguono le intense parole: Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. È il momento forte della condivisione, dell’oblazione. Il Signore Gesù si consegna volontariamente nelle mani dell’uomo. È Dio che mette nelle mani dell’uomo il suo cuore di Padre perché possano tutti sperimentare il suo infinito amore. La Preghiera Eucaristica prosegue con le parole simili e uguali per l’offerta del vino e ci parla ancora dell’amore di Dio: Questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza. Si parla di un’alleanza. Con l’Eucarestia viene a ristabilirsi un patto infranto a causa dell’infedeltà umana. Quell'alleanza rotta con il peccato viene ristabilita per volere di Dio. La conseguenza dell’Eucarestia è la condivisione ma anche la pace. L’Eucarestia è un arcobaleno di pace che parte dal cuore del Padre per radicarsi nel cuore dell’uomo. Quello di Dio è un amore senza confini, che non bada al nostro peccato, alle nostre miserie, alle nostre infedeltà. È un amore che perdona sempre. È un’alleanza nuova ed eterna. Cioè ristabilita una volta per sempre. Dio non viene mai meno alla sua fedeltà d’amore. 
Che l’Eucarestia sia segno di ristabilita fedeltà da parte di Dio, lo comprendiamo dalle parole che seguono dalla bocca di Gesù: Versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. È come dire: questo mio sacrificio d’amore cancella ogni tuo peccato e ristabilisce la pace tra me e te. Fate questo in memoria di me. Gesù non ci chiede di ricordarci di lui come dovessimo ricordare un nostro parente defunto, fosse anche il più caro. Ma Gesù ci chiede di rinsaldare ogni volta questo atto di amore, di non rompere l’alleanza stabilita per mezzo di lui con Dio, di non infrangere l’atto di pace che viene a stabilirsi tramite il suo sacrificio di amore. E a noi sacerdoti ci chiede di rinnovare sempre, in terno, questa alleanza di amore e di pace. 
Con il Giovedì Santo, rivivendo il rito della lavanda dei piedi, si rinnova e si perpetua un’alleanza di pace e di amore. E questo avviene per mezzo di noi sacerdoti, ministri non del culto o di un rito che ogni volta si ripete sminuendo pure di significato il gesto stesso eucaristico, ma ministri di un’alleanza. Ogni sacerdote, anche se debole e fragile, è un arcobaleno vivente tra Dio e l’umanità bisognosa di riconciliazione. Egli stesso è il sacrificio vivente che si realizza proprio nell’atto della consacrazione del pane e del vino ogni volta che celebra ilo Sacramento dell’Eucarestia. Per questo concludo facendo mie le parole di Paolo ai Corinzi e rivolgendole a ciascuno di voi: 
Tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (2Cor 5,18-20). 
Padre Onofrio Antonio Farinola
sacerdote capuccino

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