Grottaferrata: Chiusura del Giubileo dell'Istituto.

"Ti rendo grazie, Signore per la forza, la perseveranza, l’amore che mi doni ogni giorno per amare e servire questo Istituto, per camminare e incoraggiare tutte le Figlie di San Camillo sparse nel mondo.
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Ti rendo grazie, Signore perché continuamente ci accompagni e ci custodisci nel servire i nostri fratelli ammalati che quotidianamente poni nelle nostre braccia e preghiere. 
Ti rendo grazie, Signore per tutte le nostre sorelle ammalate e anziane, che dopo lunghi anni di servizio verso i nostri fratelli più bisognosi, li chiami “a stare con te” nella preghiera assidua e generosa per la chiesa e l’Istituto.
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Ti rendo grazie, Signore per le vocazioni che ci vorrai offrire, aiutaci a saper leggere i segni dei tempi nell'accompagnare con materno amore tutte coloro che si vogliono consacrarsi a Dio secondo il carisma camilliano.
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Ed ora, Dio eterno, ricco di misericordia, Signore del cielo e della terra, ti chiedo a nome dell’Istituto, di avere misericordia se abbiamo agito nel male, se non abbiamo amato, se non abbiamo perdonato, se non siamo riuscite a servire i nostri ammalati e le nostre sorelle.
Di noi abbia misericordia perché in eterno canteremo le Tue meraviglie!
Amen
Madre Zelia Superiora Generale delle Figlie di San Camillo

«Papa Francesco ha detto: ‘vorrei una Chiesa povera, per i poveri, con i poveri, vorrei vedere una Chiesa piena di lavori di comunione’. E Lui ci indica questa strada… di stare vicino ai più piccoli – ha esordito il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, nella sua omelia – il carisma camilliano ci lascia sempre viva questa parte del Vangelo: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero infermo e siete venuti a trovarmi”. Questa riforma della Chiesa che il Papa propone e che chiaramente  è frutto del Vangelo vissuto ci dovrà riportare a questa forma di Cristo che è questo amore partendo dai più umili perché se abbiamo perso la gioia, se abbiamo perso la sicurezza, forse è il momento di riprendere la strada dal punto centrare: ritornare all'esperienza del Vangelo. E’ una riforma nei nostri cuori, nessuno va alla periferia se prima non esce da se stesso, chi è troppo al centro non riesce ad andare alla periferia, rimane al centro e occupa il posto di Dio e questo rovina i rapporti e crea malattie e crea infelicità. Allora questa espropriazione, questo uscire da noi stessi verso l’altro. E l’altro mi dà la possibilità di esperimentare Dio…!!! perché mi dà la possibilità di amare… e Dio è amore. Anche quando diciamo che Dio è in noi, che noi viviamo in Dio, se però non abbiamo questa esperienza dell’amore, se non diamo questa testimonianza dell’amore verso l’altro c’è qualcosa che non ci fa gustare il senso profondo della vita. Dobbiamo reimparare ad andare verso l’altro, verso il povero!»

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