9 ottobre 2016

«Alzati e và, la tua fede ti ha salvato!» Commento al Vangelo del 9 ottobre 2016, XXVIII domenica del TO

La filosofa mistica francese Simon Weil affermava: Non cercare di non soffrire né di soffrire di meno, ma di non essere sconvolto dalla sofferenza. La suprema grandezza del cristianesimo viene dal fatto che esso non cerca un rimedio soprannaturale contro la sofferenza, ma un uso soprannaturale della sofferenza». 
E il poeta Paul Claudel: «Dio non è venuto per cancellare la sofferenza. Egli non è venuto neppure per darne la spiegazione, bensì egli è venuto per colmarla della sua presenza». 
Mi sono servito di questi due riferimenti per introdurre la nostra riflessione di questa domenica perché, tra le altre cose, la liturgia della Parola ci propone una riflessione sul mistero del dolore e della sofferenza. Quel mistero che si rivela tale nella relazione con il Signore: “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo”. Ci troviamo a meditare sul racconto di Luca dei dieci lebbrosi guariti, e solo uno di questi, comprendendo appieno il mistero della sua sofferenza e guarigione, riconosce l’origine del mistero stesso, Gesù Cristo. 
Non è per nulla facile imboccare la strada del dolore e della sofferenza, come non è assolutamente facile proferir parola. Si può forse balbettare. O forse nemmeno. Certo è che dinanzi al mistero della croce di Gesù la sofferenza e il dolore umano assumono un nuovo volto, un nuovo significato. Secondo la logica di Dio la sofferenza non è una maledizione, non è nemmeno una realtà inscindibile dalla vita dell’uomo, non è un motivo per estraniarsi o una inabilità che limita la vita stessa umana. Anzi, la sofferenza insieme al dolore diventano le vie privilegiate per vivere un cammino intenso umano e spirituale. Riprendendo le parole della filosofa francese, possiamo affermare che il rimedio per vivere il dolore e la sofferenza è l’uso soprannaturale. Già il termine via, abbiamo accennato alla via privilegiata, rimanda ad un cammino, un itinerario, un percorso. Ebbene, quando si parla di uso soprannaturale si vuole intendere di un cammino in salita. O meglio, di un cammino che ti porta ad un piano superiore, e non semplicemente di un cammino fatto di sudore, di fatica, di affanni. Quel cammino che lo stesso Dio ha percorso quando Gesù ha raggiunto la vetta del Golgota, e di lì quella dei cieli. E ha ragione pure il poeta francese Claudel quando dice che «Dio non è venuto per cancellare la sofferenza ma colmarla della sua presenza». 
È il percorso stesso di Dio, un percorso possiamo dire umano nel suo aspetto, che rende il cammino del dolore e della sofferenza colma della sua presenza. 
E ancora oggi Dio continua a percorrere questo itinerario in salita. Lo percorre quando a portare la croce sono i malati terminali; quando a portare la croce sono i malati di tumore; quando a portare la croce sono chi vive il dramma della guerra (pensiamo in questi giorni alla inaudita e insensata guerra in Siria con la morte di innocenti e bambini); quando a portare la croce sono i genitori disperati nel vedere sofferenti i loro figli; quando a portare la croce sono i delusi e gli amareggiati della vita; quando a portare la croce sono i poveri africani che si vedono respinti ai confini delle barriere europee a causa di costruzioni di nuovi muri; quando a portare la croce sono i cristiani e fedeli di altre fedi perseguitati e denudati della propria dignità e libertà; quando a portare la croce sono le famiglie distrutte dai più svariati problemi, da quelli economici a quelli relazionali. E quando Dio continua a percorrere queste strade allo stesso tempo colma le valli del dolore e della sofferenza. Le colma della sua condivisione, della sua compassione. 
Mi piace concludere con le parole del carissimo don Tonino Bello, il quale, partendo dalla sua stessa esperienza di dolore e di sofferenza, aveva avuto a dire: «Un giorno, quando avrete finito di percorrere la mulattiera del Calvario e avrete sperimentato come Cristo l’agonia del patibolo, si squarceranno da cima a fondo i veli che avvolgono il tempio della storia, e finalmente saprete che la vostra vita non è stata inutile. Che il vostro dolore ha alimentato l’economia sommersa della grazia. Che il vostro martirio non è stato un assurdo, ma ha ingrossato il fiume della redenzione raggiungendo i più remoti angoli della terra». 
Padre Onofrio Antonio Farinola
sacerdote capuccino

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