2 ottobre 2016

«Accresci in noi la fede!» Commento al Vangelo del 2 ottobre 2016, XXVII domenica del TO

"Accresci in noi la fede!", è la richiesta che gli apostoli rivolgono al loro Maestro. È una richiesta che si fa preghiera. Chissà se quegli amici del Maestro siano stati consapevoli della loro richiesta. Sì, perché alla fine Gesù conclude: "Dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare". Gesù intende la fede come uno stile di vita umile. Il fondamento della fede cristiana è l’umiltà, insieme alla carità e alla speranza. Quell'umiltà che rende la carità operosa, concreta, generosa, oblativa, paziente, audace. Come quella fede umile di Maria di Nazareth, la quale dopo l’annuncio dell’angelo Gabriele in fretta corre da sua cugina Elisabetta per darle l’aiuto nel momento del suo bisogno. Quell'umiltà che anima la speranza del credente in ogni situazione di vita. Come la fede speranzosa di Abramo, il quale sa guardare avanti nonostante la sua veneranda età. Nonostante ciò il padre nella fede non si scoraggia, si mette in cammino e guarda oltre l’orizzonte. 
Quell'umiltà che rende consapevole il cristiano della sua fragilità e dei suoi limiti, e che senza Dio si è davvero niente. Come la fede umile di Giobbe, che non imputa a Dio nessuna sciagura ma si fa consapevole delle situazioni fragili della vita e si abbandona a Lui certo che lo ascolta e non lo abbandona in nessun momento. 
È il tema della fede che la liturgia della Parola di questa domenica sviluppa. Già nella prima lettura, tratta dal libro del profeta Abacuc, noi troviamo queste parole: "Il giusto vivrà per la sua fede". Quella fede che non permette al credente di abbattersi dinanzi alla violenza umana; quella fede che non gli fa demordere nei momenti di scoraggiamento; quella fede che non fa spazio al ricatto per un’ingiustizia subita; quella fede che conserva la pace anche nei momenti di sofferenza e di dolore; quella fede che non fa sentire nessuno superiore ma servo di tutti. La fede è uno stile di vita e non un’idea filosofica astratta; non la si possiede ma è un modo di vivere la propria appartenenza a Dio; è adesione generosa e convinta al Vangelo di Gesù Cristo; si fa concreta nella vita del credente con l’annuncio e la testimonianza. La fede è quello stato permanente di chi si abbandona in Dio. La fede è l’inquietudine del cuore di chi vuole approfondire, di chi vuole andare alla radice della vita scoprendo l’esistenza di un Dio silenzioso eppure onnipotente, di chi è alla ricerca delle cose alte della vita, di chi punta in alto, di chi è capace di guardare oltre l’effimero di questo mondo, di chi sa puntare il dito, come fosse segnaletica stradale, per indicare nuovi obiettivi nella vita, di chi non smette mai di camminare per raggiungere gli obiettivi alti, di chi punta sui valori veri della vita. 
Ecco perché il santo vescovo Agostino diceva che "se hai il semplice desiderio di conoscere Dio, hai già la fede". La fede è l’inquietudine di chi desidera, di chi cerca, di chi va alla radice, di chi non si accontenta per sentito dire, di chi si mette in gioco in prima persona, di chi scommette sulle cose invisibili, che sono quelle vere, quelle profonde, di chi ha passione, di chi sa provare il brivido delle gioia delle cose semplici, di chi non si arrende di fronte al limite umano. 
Padre Onofrio Antonio Farinola
sacerdote capuccino

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