2 agosto 2016

G.M.G Veglia di Preghiera Papa Francesco con i giovani

Cari giovani, buona sera! 
E’ bello essere qui con voi in questa Veglia di preghiera.

[...] Veniamo da diverse parti del mondo, da continenti, Paesi, lingue,  culture, popoli differenti. Siamo “figli” di nazioni che forse stanno  discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. Altri  veniamo da Paesi che possono essere in “pace”, che non hanno conflitti  bellici, dove molte delle cose dolorose che succedono nel mondo fanno  solo parte delle notizie e della stampa. Ma siamo consapevoli di una  realtà: per noi, oggi e qui, provenienti da diverse parti del mondo, il  dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono più una cosa   anonima, per noi non sono più una notizia della stampa, hanno un nome,  un volto, una storia, una vicinanza. Oggi la guerra in Siria è il dolore  e la sofferenza di tante persone, di tanti giovani come  la coraggiosa Rand, che sta qui in mezzo a noi e ci chiede di pregare  per il suo amato Paese. Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in  qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realtà che non comprendiamo perché  le vediamo solo attraverso uno schermo (del cellulare o del computer).  Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non  più mediatizzate dagli schermi, allora ci succede qualcosa di forte:  tutti sentiamo l’invito a coinvolgerci: “Basta città dimenticate”, come  dice Rand; mai più deve succedere che dei fratelli siano “circondati da  morte e da uccisioni” sentendo che nessuno li aiuterà. 
Cari amici, vi  invito a pregare insieme a motivo della sofferenza di tante vittime  della guerra, di questa guerra che c’è oggi nel mondo, affinché una  volta per tutte possiamo capire che niente giustifica il sangue di un  fratello, che niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto. E  in questa richiesta di preghiera voglio ringraziare anche voi, Natalia e  Miguel, perché anche voi avete condiviso con noi le vostre battaglie,  le vostre guerre interiori. Ci avete presentato le vostre lotte, e come  avete fatto per superarle. Voi siete segno vivo di quello che la  misericordia vuole fare in noi. Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci  metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare.  Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con  più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a  questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama  fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia. Festeggiamo il  fatto che veniamo da culture diverse e ci uniamo per pregare. La nostra  migliore parola, il nostro miglior discorso sia unirci in preghiera.  Facciamo un momento di silenzio e preghiamo; mettiamo davanti a Dio le  testimonianze di questi amici, identifichiamoci con quelli per i quali  “la famiglia è un concetto inesistente, la casa solo un posto dove  dormire e mangiare”, o con quelli che vivono nella paura di credere che i  loro errori e peccati li abbiano tagliati fuori definitivamente.  Mettiamo alla presenza del nostro Dio anche le vostre “guerre”, le  nostre “guerre”, le lotte che ciascuno porta con sé, nel proprio cuore. E  per questo, per essere in famiglia, in fratellanza, tutti insieme, vi  invito ad alzarvi, a prendervi per mano e a pregare in silenzio. Tutti... 
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