17 luglio 2016

«Maria ha scelto la parte migliore» Commento al Vangelo del 17 luglio 2016, XVI domenica del TO

Ricordi personali. Era il primo anno, e quindi la prima volta, che mi recavo in terra africana, in quel lembo di una immensa e variopinta terra che si chiama Mozambico, dove da più di cinquantanni operano i nostri frati missionari cappuccini di Puglia. Non dimenticherò mai la gioia dell’accoglienza che i fratelli mozambicani riservavano a me ospite. Visitando le comunità cristiane sparse qua e là nelle vaste e ridenti foreste non si poteva “sfuggire” alla festa dell’accoglienza fatta di corone di fiori messi sul collo, lunghe file di persone ai cigli delle strade, tende preparate per gli ospiti con offerta di cocco da bere e riso da gustare. In particolare, ricordo quella volta che, insieme ad altri miei due fratelli di viaggio, tornando da un’isola dopo una notte di viaggio e salpando sulla terraferma si diffuse la voce che c’erano tre “frati bianchi”. Avremmo dovuto attendere che ci venissero a prendere. Quell'attesa non si fece per nulla pesante visto che la comunità cristiana locale in un batter d’occhio mise a nostra disposizione le stanze di un convento abbandonato per farci riposare e preparava pranzo a base di riso e gallina. Tanta gente si era riversata intorno alla casa che ci accoglieva. A dir poco straordinario! Non solo come uomo “diverso” nel colore ho sperimentato la gioia di essere accolto, ma anche come cristiano ho realmente vissuto l’appartenenza ad una grande famiglia, quale è la Chiesa. L’appartenenza la si può sperimentare nel momento in cui sperimenti l’accoglienza. 

L’accoglienza va al di là del colore, della razza, del credo religioso, delle convinzioni politiche. L’accoglienza è la misura dell’essere umano. E per noi credenti in Cristo è la misura della nostra fede. Una fede che non orienta e non apre al dono dell’accoglienza non può essere una fede cristiana. Come Dio accoglie noi nello spirito della misericordia, anche noi suoi figli siamo chiamati ad incarnare lo stesso spirito. Un’accoglienza che si fa condivisione della propria vita, apertura dei propri orizzonti. 
Accogliere è prima di tutto permettere che il prossimo entri nella mia vita, senza paura di essere scombussolato, o addirittura disturbato nella mia a volte apparente quiete. Accogliere è permettere che il fratello e la sorella che mi passano accanto entrino nella mia casa, ovvero nel mio essere più profondo per far sentire il calore dell’affetto. Accogliere è permettere che il povero prenda parte alla tavola della mia abitazione, ossia prenda parte della mia famiglia riunita intorno ad una tavola per gustare la bellezza della comunione familiare. Accogliere è permettere che il malato venga adagiato nel letto vuoto di casa mia, cioè avverta la mia vicinanza nel suo momento più doloroso e viva bene la sua sofferenza nello spirito dell’amore. Accogliere è permettere che i bambini giochino con i miei senza farli sentire estranei nella mia casa. Accogliere è permettere che il migrante salpato sulle coste italiane non si senta estraneo nella nostra straordinaria terra, ma si senta preso per mano e accompagnato per inserirsi nel nostro contesto sociale e culturale nel pieno rispetto delle sue tradizioni. 
Così come Abramo accolse alle Querce di Mamre (cfr. prima lettura) quei misteriosi personaggi sconosciuti. Non li conosceva, eppure ha riservato loro una accoglienza straordinaria e affettuosa, senza farli sentire estranei in una terra che non era la loro.
Così come Marta e Maria (cfr. Vangelo) accolsero in modo del tutto familiare e confidenziale nella propria casa Gesù ascoltandolo e servendolo con immenso amore. Abramo e le sorelle Marta e Maria oggi, soprattutto in un contesto storico come quello che stiamo vivendo fatto di continue migrazioni, ci additano con la loro testimonianza l’importanza dell’accoglienza. Di un’accoglienza che va al di là dei parametri strettamente umani, di un’accoglienza intrisa di amore e di servizio; di un’accoglienza impregnata di sollecitudine e di condivisione; di un’accoglienza che aiuta i nostri cuori ad allargare i suoi orizzonti; di un’accoglienza che ci fa guardare oltre, uscendo dalle tane del nostro egoismo. 
Onofrio Antonio Farinola*
Sacerdote capuccino

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