8 maggio 2016

Fu elevato in alto Commento al Vangelo del 8 maggio 2016, Ascensione del Signore

Ha un sapore tutto missionario la liturgia della Parola di questa domenica in cui celebriamo l’Ascensione di Gesù al cielo. Siamo chiamati, come gli apostoli che vissero questa esperienza intensa di fede, a non incantarci troppo dinanzi all'evento spirituale. Quella domanda che fu posta agli amici di Gesù riecheggia oggi nelle nostre chiese, nei nostri cuori: “Perché state a guardare il cielo?” (cfr. Prima Lettura).
La fede non vive di incantesimi. La fede cristiana è una fede missionaria, una fede in movimento, una fede evangelizzatrice. È la fede di Abramo, il quale, fidandosi della voce di Dio, non disdegna di mettersi in cammino nonostante l’età avanzata. È la fede di Mosè che nella sua vita altro non farà che camminare per raggiungere la terra promessa accompagnando un popolo intero. È la fede dei Profeti che vanno qua e là per obbedire alla voce del Signore, anche quando sono in preda allo scoraggiamento e alle avversità umane. 
È la fede di Maria, la quale dopo l’annuncio dell’angelo, “in fretta” si mise in cammino verso sua cugina Elisabetta. È la fede di Giuseppe il falegname che per proteggere il Bambino e sua Madre è “costretto” a percorrere nuove strade, a farsi pellegrino sulle strade della Galilea e della Giudea. È la fede dei discepoli del Signore, i quali ora li troviamo da una parte ora dall'altra per annunciare il Vangelo, anche a costo della vita. 
La fede non ammette l’immobilismo. La fede contempla la dinamicità del cuore. 
I cristiani sono chiamati a predicare “a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (cfr. Vangelo); i credenti in Cristo sono testimoni camminanti del Vangelo di Gesù Cristo. Viandanti per le strade del mondo, i cristiani annunciano con coraggio Gesù crocifisso, morto e risorto per amore dell’intera umanità. Ma più che un cammino fisico, la fede implica un cammino interiore. La missionarietà evangelica è prima di tutto ad intra e poi si traduce ad extra. “Beato chi decide nel suo cuore il santo viaggio”, recita il Salmo 84. 

Il viaggio più lungo è quello interiore. La missione più ardua è quella che il credente opera in se stesso, mentre è chiamato a spogliarsi del suo io per andare incontro ad un tu, al mondo intero. Cosa abbiamo da guardare ancora? Cosa o chi aspettiamo ancora per decidere nel nostro cuore il viaggio della fede? Quanto altro tempo vogliamo perdere nella vita spirituale? 
Non lasciamoci incantare da sentimentalismi passeggeri che non alimentano la nostra fede se non per un attimo; non lasciamoci soggiogare da idee astratte che nulla a che fare con la fede; non lasciamoci ingabbiare in una fede fatta di nuvolette che nulla a che fare con la persona di Gesù Cristo; non lasciamoci bloccare da fanatismi spirituali che non incidono nella vita del prossimo; non lasciamoci arretrare da una fede immobile e rigida che nulla a che spartire con l’annuncio del Vangelo. 
Fede è avere l’ansia missionaria e correre con gioia per raccontare la bellezza del Vangelo. 
Onofrio Antonio Farinola*
Sacerdote Cappuccino

Nessun commento:

Posta un commento