4 febbraio 2016

Papa Francesco chiusura dell'Anno della Vita Consacrata: “I consacrati e le consacrate sono chiamati ad essere uomini e donne dell’incontro”, ad essere “segno concreto e profetico della vicinanza di Dio”

Nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la Festa della Presentazione di Gesù al tempio, si è concluso l’Anno della Vita Consacrata, iniziato il 30 novembre del 2014. 
Nella Santa Messa presieduta nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha esortato le persone consacrate ad essere uomini e donne dell’incontro, custodi dello stupore, e a vivere la gioia della gratitudine. L'Anno della Vita Consacrata - ha detto - è stato "vissuto con tanto entusiasmo" e ora, "come un fiume", "confluisce nel mare della misericordia, in questo immenso mistero di amore che stiamo sperimentando con il Giubileo straordinario". 

Un bambino come tanti, ma unico, “ci ha portato la misericordia e la tenerezza di Dio”. E’ Gesù, il volto della Misericordia del Padre, la  novità e il compimento - ha detto il Papa - che “si presenta a noi come la perenne sorpresa di Dio”. “I consacrati e le consacrate – ha aggiunto il Pontefice – sono chiamati ad essere uomini e donne dell’incontro”, ad essere “segno concreto e profetico della vicinanza di Dio”:

“Tutte le forme di vita consacrata, ognuna secondo le sue caratteristiche, sono chiamate ad essere in stato permanente di missione, condividendo le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono”.
Gesù è “la novità che fa nuove tutte le cose”. “Chi incontra davvero Gesù - ha ricordato il Santo Padre - non può rimanere uguale a prima”. Diventa testimone, rende possibile l’incontro per gli altri:
“E si fa anche promotore della cultura dell’incontro, evitando l’autoreferenzialità che ci fa rimanere chiusi in noi stessi”.

Riferendosi alla Festa della Presentazione di Gesù al tempio, Papa Francesco ha ricordato che Giuseppe e Maria “si stupivano delle cose” che si dicevano di loro Figlio. “Anche noi come cristiani e come persone consacrate – ha affermato il Santo Padre - siamo custodi dello stupore”:

“Uno stupore che chiede di essere sempre rinnovato; guai all'abitudine nella vita spirituale; guai a cristallizzare i nostri carismi in una dottrina astratta: i carismi dei fondatori come ho detto altre volte – non sono da sigillare in bottiglia, non sono pezzi da museo. I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali”.
I fondatori degli istituti di vita consacrata – ha detto il Papa - hanno custodito nel loro cuore lo stupore per l’incontro con Cristo:
“Non si sono fermati davanti agli ostacoli e alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo. Non hanno addomesticato la grazia del Vangelo; hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri, come hanno fatto Maria e Giuseppe nel tempio. Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose”.
Impariamo a vivere con gratitudine - ha detto infine il Pontefice – l’incontro con Gesù e il dono della vocazione:
“Com'è bello quando incontriamo il volto felice di persone consacrate, magari già avanti negli anni come Simeone o Anna, contente e piene di gratitudine per la propria vocazione. Questa è una parola che può sintetizzare tutto quello che abbiamo vissuto in questo Anno della Vita Consacrata: gratitudine per il dono dello Spirito Santo, che sempre anima la Chiesa attraverso i diversi carismi”.
Dopo la Santa Messa, Papa Francesco ha parlato a braccio dal sagrato della Basilica di San Pietro. Il Santo Padre ha esortato a non dimenticare “la prima chiamata”, a ricordare lo stupore di quella vocazione. Il Pontefice ha anche sottolineato che “il midollo della vita consacrata è la preghiera”. “Continuate – ha concluso il Papa - a lavorare e a guardare al domani con speranza, chiedendo sempre al Signore che ci mandi nuove vocazioni, così la nostra opera di consacrazione potrà andare avanti”.
(Da Radio Vaticana servizio di Amedeo Lomonaco)

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