24 dicembre 2015

E’ Natale. Ancora una volta.

Ancora fresche nella memoria sono le immagini dei profughi siriani...
La casa, la famiglia, il luogo dove tu sei sicuro e puoi crescere bene, circondato da affetto e amore è esploso insieme agli imprevedibili colpi d'arma da fuoco della capitale francese...
Quest'anno, ancora un'altra volta, mi ritrovo ad essere straniero il giorno di Natale: non nella mia città, non nella mia patria, non tra la mia gente.
Mi colpiscono con maggior vigore le parole dell'evangelista: "per loro non c'era posto nell'alloggio" (Lc 1,7).
Giuseppe e Maria non hanno trovato posto in nessun alloggio. Il Figlio di Dio, il Creatore di tutto quello che esiste, non ha esercitato alcun diritto per poter nascere in un posto dignitoso. Che dignità c’è a nascere in una mangiatoia? E tra tutti coloro che
potevano nascere in un posto così umile e scomodo, perché proprio il Re dei re?
E ti vengono in mente le parole dell’Apostolo Paolo ai Corinzi nella sua Prima Lettera: “Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,18).
Forse non mi turba tanto Dio che accetta di essere umile, scomodo, senza dignità agli occhi di molti… forse sono io che non riesco ad abbassarmi neanche un pochino, a fare a meno di così tante comodità, a considerare dignitoso e di valore ciò che, in realtà, poi non lo è così tanto…
Se Maria e Giuseppe bussassero alla mia porta, se Gesù volesse nascere nella mia casa
(fatta di pareti o mantenuta dal battito cardiaco): ci sarebbe posto?
Un’espressione che ho sentito qua in America dice: less is more di meno è di più. Sembra una contraddizione. Ma d'altronde, un Dio onnipotente fatto uomo in un fragile bambino non lo è?!?
L’augurio per questo Natale è che ci sia meno in voi e nella vostra vita: meno indifferenza verso chi e ciò che ci sta attorno; meno rumore che non ci fa pensare ed entrare in contatto con il nostro cuore e i nostri desideri più profondi; meno correre all'impazzata dietro a un mondo che va troppo veloce per qualsiasi Usain Bolt; meno rancore, odio, risentimenti verso famigliari, ex amici e colleghi per parole sbagliate o offese arrecate.
L’augurio è che ci sia meno in voi e nella vostra vita così da esserci di più in voi e nella
vostra vita: più attenzione e presenza a chi ci sta accanto, a chi ci tende la mano, a chi ci parla e magari ci annoia ma sta semplicemente cercando amore e cura; più Vita (con la “V” maiuscola), di quella che ti trasforma, ti fa diventare una persona migliore, di quella che vale la pena fare sacrifici perché il risultato finale non è paragonabile a nessun bonus di fine anno, ma profuma di Eterno; più camminate spensierate, chiacchiere tra buoni amici, tempi spessi a contemplare un'opera d'arte o una mamma che sorride al suo piccolo, soste ad ammirare un paesaggio innevato o a inalare con gli occhi chiusi il profumo delle caldarroste; più misericordia, più perdono, più pace e riconciliazione, in un Giubileo della Misericordia dalla portata travolgente tanto
travolgente quanto sarà l’apertura delle chiuse delle nostre relazioni che farà giungere la piena della Spirito Santo carico di compassione e perdono nel nostro cuore!
E’ Natale. Ancora una volta. Ti cambierà?
Io spero e prego di sì.
Con l’affetto di sempre, padre Alessandro 
www.apostleusa.org

Padre Alessandro (nato a Milano) adesso si trova in missione nel Kansas City USA. Auguri di Buon Natale per te, caro padre e comunità.

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