16 agosto 2015

I "Mosè" dell'istituto vanno ancora forte ...

Prendo spunti di questo articolo pubblicato sull'Osservatore Romano dove un settimanale cattolico statunitense «Our Sunday Visitor» scrive:
[...]  "Sono le religiose e i religiosi in età da “pensione”, che seppure non più dalla prima linea delle parrocchie e dei santuari continuano a servire la Chiesa e i fedeli soprattutto attraverso la preghiera" [...]

Come le nostre sorelle anziane, già non proprio nella prima linea con i malati, ma intercedendo con la preghiera per ognuno di noi ....

Dalle nostre Costituzioni:
85. Le sorelle che per un particolare ufficio, per età o per mancanza di salute, non possono esercitare il ministero verso gli infermi, essendo membra di un solo corpo in cui ciascuna adempie la propria funzione, partecipano allo stesso carisma e tendono all'unico fine impegnandosi a realizzarlo generosamente nel servizio alla comunità, con la preghiera, il sacrificio, la bontà e la testimonianza di vita.

“Questi fratelli – ha detto il Papa - ci testimoniano che anche nelle prove più difficili, gli anziani che hanno fede sono come alberi che continuano a portare frutto”.  La vecchiaia – ha proseguito - è un tempo di grazia”, nel quale il Signore “ci chiama a custodire e trasmettere la fede, ci chiama a pregare, specialmente a intercedere; ci chiama ad essere vicino a chi ha bisogno” ...
Sr. Amelia
“Ma gli anziani, i nonni hanno una capacità per capire le situazioni più difficili: una grande capacità! E quanto pregano per queste situazioni, la loro preghiera è forte, è potente!”.
I nonni hanno il “compito grande” di “trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo; condividere con semplicità una saggezza, e la stessa fede: l’eredità più preziosa” 
Papa Francesco

Sr. Donata
                                                                                                      Sr. Modesta
Condivido con voi una riflessione su un passo dell'antico testamento del quale sempre ci ha parlato la nostra carissima Madre Serafina e che Sr. Teresa ha mi aiutato a scriverla: 
la preghiera di Mosè per il suo popolo dal libro del Esodo 17, 8-13

"Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada". 



Mosè, amico di Dio e guida sicura del suo popolo verso la terra promessa, ora è anziano e non può più combattere ma ha fiducia nell'aiuto di Dio e allora ricorre alla preghiera alzando le braccia verso di Lui per ottenere la vittoria del suo popolo contro i nemici. Fin quando tiene le braccia alzate, Israele vince, ma quando, per stanchezza le lascia cadere, il nemico prevale. Allora i suoi fedeli Aronne e Cur gli sono vicini; mettono una pietra sotto di lui per farlo sedere e nel frattempo loro li sostengono le braccia alzate perché continui a supplicare il Signore per la vittoria del suo popolo.
Anche noi dobbiamo supplicare il Signore per raggiungere la nostra Terra Promessa: la vita eterna. Le nostre sorelle anziane sono delle vere lampade ardenti che elevano preghiere per la Chiesa, per l'umanità. La carissima Madre Serafina chiamava le anziane "i Mosè dell'Istituto" e loro, con gioia e fede, si radunavano in preghiera per ottenere tante grazie per tutti, dal Signore.
Le anziane, prive di forse fisiche, stanno sul colle, come Mosè, con in mano il bastone di Dio, cioè ricchi di fede. 
Noi, che siamo immerse nell'attività apostolica, dobbiamo sostenere, come Aronne e Cur con il nostro affetto, compressione, la nostra poca fede, perché tutte unite, loro e noi, possiamo ottenere la vittoria sulle forse del male che attentano la Chiesa, l'umanità e l'Istituto. In questo aiuto scambievole si realizza la vera carità che tocca e commuove il cuore di Dio.
Sr. Damiana                      


Sr. Victoria                     


Sr. Ernesta - Sr. Vincenza
Sr. Juana
Sr. Mercedes                 Sr. Irma
Sr. Ancilla
Grazie a Sr. Teresa per aiutarmi in questa riflessione, grazie ad ognuna delle nostre sorelle sparse nel mondo, che ancora continuano a pregare per tutti e tutte.
Questo ha voluto essere un semplice omaggio con inmesa gratitudine e riconoscenza per ognuna di loro.
Potete leggere l'articolo dell'Osservatore Romano cliccando sopra. Vanno ancora forte

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