2 febbraio 2015

Cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica: Francesco dà nuovo vigore alla vita consacrata

La Chiesa celebra oggi la Festa della Presentazione al Signore e la Giornata per la Vita Consacrata. In questa occasione, Papa Francesco presiede a partire dalle 17.30 la Santa Messa nella Basilica di San Pietro. Su questo appuntamento ascoltiamo il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, al microfono di Mario Galgano e Bianca Fraccalvieri:

Nuovo slancio nella vita consacrata
R. – Noi siamo veramente molto felici che il Papa continui questa tradizione di celebrare con i consacrati di Roma e quelli che sono più vicini, ma anche per i consacrati di tutto il mondo, questa giornata della Presentazione del Signore, che coincide con la Giornata della vita consacrata. Per noi è diventata proprio una tradizione graditissima, molto buona, e anche il momento in cui possiamo sentire, proprio da vicino, il cuore del Santo Padre per la vita consacrata. Quest’anno, ancora di più, viene in evidenza perché inserita all’interno dell’Anno della vita consacrata, indetto da Papa Francesco. Allora, per noi, la presenza del Santo Padre sarà sicuramente un donare di nuovo quelle grandi linee che lui ci ha sempre dato in questo periodo per iniziare l’Anno della vita consacrata. Noi siamo molto felici perché tutto questo sta donando alla Chiesa e ai consacrati nella Chiesa un vigore nuovo, una gioia nuova, una certezza nuova, per questo tempo, che è un tempo anche di passaggio, con tante difficoltà, con tante cose nuove.

Vita consacrata, nuova via per l’ecumenismo
D. – Ci sono molte attività anche durante tutto l’anno per ricordare l’importanza della vita consacrata…

R. – Sì, vorrei sottolineare la prima iniziativa subito dopo l’apertura dell’Anno della vita consacrata: un incontro ecumenico che abbiamo realizzato qui a Roma, proprio la settimana scorsa. Qe questo incontro ecumenico, adesso, è un’iniziativa che è nuova perché noi non avevamo ancora pensato che potevamo fare insieme, con i consacrati di altre Chiese un incontro e insieme un colloquio, uno stare insieme. Il risultato che abbiamo sentito è stato che questo si voleva da molto tempo, e che noi capiamo che le grandi scuole di spiritualità che sono presenti nelle varie Chiese in fondo camminano sulla stessa linea, camminano con la stessa esperienza di Dio. Noi abbiamo trovato, per esempio, nella Chiesa anglicana, benedettini, abbiamo trovato anche francescani e così il monachesimo nel mondo ortodosso, con tutte le grandi tradizioni - mi sembra che fossero sette tradizioni - e anche noi cattolici, con tutte le tradizioni che abbiamo. C’è questo intreccio della vita spirituale, della sequela di Gesù nella vita consacrata nei vari modi, insieme: questo ci è parsa una cosa che è molto feconda, da continuare nel futuro. E’ una cosa che noi riteniamo un po’ nuova e stimolata profondamente dal Papa, soprattutto, chiedendo a noi la capacità di conversione del cuore e di essere attenti veramente a questo momento della storia.

Difficoltà nella vita consacrata
D.  – Sono un milione i consacrati nel mondo, ma Papa Francesco è rimasto colpito dal numero di persone che lasciano la vita consacrata in un anno. Come ribaltare questa tendenza?

R. – Noi abbiamo tra i 3 mila e i 4 mila consacrati che escono nel corso di un anno. Questo, nel complesso di un milione, un milione e mezzo di consacrati nel mondo. Sono più di 3 mila gli ordini, le congregazioni religiose e gli istituti secolari, che formano questo insieme di vocazioni consacrate. Se guardiamo all’insieme non è un numero estremamente alto però è significativo il fatto che ci sia tutto questo numero di persone che escono.

Discernimento, vocazione e mistero della persona
D. - Cosa significa?

R. - Noi abbiamo capito, soprattutto dalle parole di Papa Francesco, che se c’è questo problema bisogna guardare soprattutto a tre cose: come va il discernimento delle vocazioni, se questo discernimento è ben fatto, se è fatto con profondità, se è fatto con maturità o se è fatto un po’ superficialmente. Allora, curare bene il discernimento, la scelta: vedere se sono vere queste scelte o se sono poggiate su altre motivazioni. Secondo, lui dice: l’importanza della formazione. E noi stiamo vedendo che bisogna intendere come formazione non solo quella iniziale dei consacrati e delle consacrate. Questo è un periodo intenso che può essere chiamato il momento del noviziato ecc… però è un momento. Ma la formazione deve essere intesa come formazione continua perché non è solo il formatore, il maestro di novizi, quello che forma: la comunità è formatrice, l’ambiente è formatore, la società è formatrice, i mezzi di comunicazione sono formatori. Allora, noi dobbiamo vedere di pensare la formazione con tutte queste influenze che sono intorno e per tutta la vita e lì entrano anche i formatori, che non devono essere considerati già persone formate, ma persone sempre in formazione, che cercano questa formazione, come discepoli di Gesù, come coloro che seguono un carisma, un fondatore, una fondatrice, da vicino, e come coloro che sono aperti alla cultura del tempo. Questo per quanto riguarda la questione della formazione.  Discernimento, formazione. E il terzo punto che il Papa ci diceva è anche il mistero della persona. Lì è più difficile capire perché alle volte la persona si manifesta dopo molto tempo e alle volte con dimensioni che non sappiamo. Allora bisogna saper ascoltare anche questa dimensione e seguirla molto da vicino.

(Da Radio Vaticana)

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