Celebrazioni del 125° anniversario di Fondazione dell’Istituto / Sabato, 28 gennaio: Arrivo del Cuore di San Camillo in Casa Generalizia / Domenica, 29 gennaio ore 11.00 Santa Messa nella Parrocchia San Camillo / ore 17:00 Santa Messa nella Cattedrale di Frascati - Celebrante: S. E. Mons. Raffaello Martinelli / 30 gennaio – 01 febbraio ore 18:00 Triduo in Preparazione alla Festa della Presentazione e alla commemorazione del 125° anniversario di fondazione dell’Istituto / Giovedì, 2 febbraio – ore 11.00 Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa della Maddalena Celebrante: M. R. P. Leocir Pessini, Superiore generale MM.II. Professione perpetua di Sr. Fidelia e Sr. Gelane / Venerdì, 03 febbraio ore 7:00 Cuore di San Camillo nella Parrocchia del Sacro Cuore / Sabato, 04 febbraio ore 16:00 Cuore di San Camillo nella Parrocchia San Pio X / Domenica, 05 febbraio Ore 11.00 Solenne Celebrazione Eucaristica presso la Casa Generalizia Celebrante: S.E. Cardinal João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

15 gennaio 2017

Messaggio del Santo padre Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/papa-francesco_20160908_world-migrants-day-2017.html

«Ecco l'Agnello di Dio» Commento al Vangelo del 15 gennaio 2017, II domenica del tempo Ordinario

È un richiamo quello che ascoltiamo oggi. Un benevolo richiamo, con l’unico intento di orientare la nostra attenzione verso Gesù, l’agnello di Dio, il mansueto, il buono, il dolce, il bello, il tenero, il misericordioso. "Eccolo, sta passando. Non perderlo di vista e seguilo!". Sembra dicesse così Giovanni Battista a ciascuno di noi. È un invito a mettersi sui passi del Maestro di Nazareth, a seguire le sue orme, a percorrere i suoi sentieri, a condividere il suo cammino. Ci chiediamo: chi o cosa seguo oggi? Chi o cosa è il maestro della mia vita? Quale strada ho imboccato nella mia vita? Non sembrino scontate queste domande. C’è da ammettere che non sempre si segue Gesù; che magari per distrazione a volte lo si perde di vista per aver prestato attenzione ad altro; che, anche senza accorgersene, si imbocca una deviazione sbagliata; che ci si lascia ingannare da altre segnaletiche stradali che appesantiscono il percorso. 

Giovanni Battista è la voce di un navigatore della fede che oggi indica a ciascuno di noi la direzione da seguire e la meta da raggiungere. Siamo tutti dotati nell'odierno contesto sociale di un navigatore. Non è più necessario acquistarlo a parte ma è parte integrante di un affare che ormai ci appartiene, un cellulare. Ma il navigatore non è un’invenzione dell’uomo contemporaneo. È invece un’invenzione abbastanza remota, di duemila anni fa. Il primo navigatore della storia è stato Giovanni il Battista
Non può non essere così visto che il suo ruolo era quello di preparare le strade, di indicare nuovi percorsi esistenziali. Così disse: "Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui". Un navigatore alquanto necessario, più che utile visto che è "voce di uno che grida ne deserto". La sua voce e le sue indicazioni sono alquanto necessarie e utili per indirizzare l’uomo nel deserto che nella vita è chiamato ad attraversare. Giovanni il Battista è il navigatore dello spirito per ogni cristiano, per ciascuno di noi. Egli ci indirizza verso strade sicure. Non ci suggerisce però la via più breve e più veloce, ma comunque la più sicura. Quella suggerita dal Battista attraversa non lunghe gallerie autostradali, non interminabili tunnel ma quelle più brevi, le porte strette. Queste porte non sono interminabili, non mettono angoscia, non ti fanno sentire intrappolato, ma sono semplicemente porte, giusto il tempo di entrare e uscire. Sono le porte strette della vita, quando incombe l’ombra della sofferenza o del dolore, di un momento buio. Ma si tratta solo di un attimo. Non ci sono chilometri da percorrere, minuti incalcolabili. Si tratta di pochi istanti. Ecco, Giovanni orientandoci verso la strada di Gesù, ci fa anche varcare le soglie di alcune porte, evitandoci il buio delle gallerie chilometriche. Per questo non dobbiamo avere paura di seguire le sue indicazioni. 

Alziamo il volume di questa "app" dello spirito e seguiamo le sue indicazioni per metterci alla sequela del Maestro di Nazareth, per raggiungerlo, per tagliare il traguardo della felicità e di una vita realizzata. Fidiamoci della sua voce e cammineremo sicuri nel deserto della nostra esistenza per raggiungere la pianura verdeggiante e colorita. 
Padre Onofrio Antonio Farinola
sacerdote capuccino

14 gennaio 2017

Discorso a braccio di Papa Francesco*

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
 Ho preparato questo discorso [mostra quello scritto]: sono cinque pagine. È troppo presto per addormentarsi un’altra volta! Così io lo consegnerò al Segretario Generale e cercherò di dirvi quello che mi viene in mente, quello che mi viene da dire... Lei [si rivolge a Mons. Galantino] poi lo fa conoscere…
Quando Mons. Galantino ha incominciato a parlare [nel suo saluto al Santo Padre] e ha detto il motto dell’incontro, “Alzati!...”, mi è venuto in mente quando questa parola è stata detta a Pietro, in carcere, è stata detta dall’angelo: «Alzati!» (At 12,7). Lui non capiva nulla. “Prendi il mantello…”. E non sapeva se sognava, se non sognava. “Seguimi”. E le porte si aprirono, e Pietro si ritrovò sulla strada. Lì si accorse che era realtà, che non era un sogno: era l’angelo di Dio e l’aveva liberato. “Alzati!”, gli aveva detto. E lui si alzò, di fretta, e se ne andò. E dove vado? Vado dove sicuramente c’è la comunità cristiana. E davvero è andato in una casa di cristiani, dove tutti pregavano per lui. La preghiera… Bussa alla porta, esce la domestica, lo guarda… e invece di aprire la porta torna indietro. E Pietro, spaventato perché c’era la guardia lì, che girava per la città. E lei: “Va’, c’è Pietro!” – “No, Pietro è in carcere!” – “No, è il fantasma di Pietro” – “No, c’è Pietro, è Pietro!”. E Pietro bussava, bussava… Quell’“Alzati!” è stato fermato per il timore, per la sciocchezza – ma, non sappiamo – di una persona. Credo che si chiamasse… [Rode]. E’ un complesso, il complesso di quelli che per paura, per mancanza di sicurezza preferiscono chiudere le porte.
 Io mi domando quanti giovani, ragazzi e ragazze, oggi sentono nel loro cuore quell’“alzati!”, e quanti – preti, consacrati, suore – chiudono le porte. E loro finiscono in frustrazione. Avevano sentito l’“alzati!”, e bussavano alla porta. … “Sì, sì, stiamo pregando” – “Sì, adesso non si può, stiamo pregando”. Fra parentesi, qualcuno, quando ha saputo che venivo da voi a parlare sulle vocazioni, ha detto: “Dica loro che preghino per le vocazioni, invece di fare tanti convegni!”. Non so se sia vero, ma pregare ci vuole, però pregare con la porta aperta! Con la porta aperta. Perché soltanto accontentarsi di fare un convegno, senza assicurarsi che le porte siano aperte, non serve. E le porte si aprono con la preghiera, la buona volontà, il rischio. Rischiare con i giovani. Gesù ci ha detto che il primo metodo per avere vocazioni è la preghiera, e non tutti sono convinti di questo. “Io prego… sì, io prego, tutti i giorni un Padre Nostro per le vocazioni”. Cioè, pago la tassa. No, la preghiera che esce dal cuore! La preghiera che fa che il Signore dica più volte quell’“alzati!”: “Alzati! Sii libero, sii libera! Alzati, ti voglio con me. Seguimi. Vieni da me e vedrai dove abito. Alzati!”. Ma con le porte chiuse, nessuno può entrare dal Signore. E le chiavi delle porte le abbiamo noi. Non solo Pietro, no, no. Tutti.
 Aprire le porte perché possano entrare nelle chiese. Ho saputo di alcune diocesi, nel mondo, che sono state benedette di vocazioni. Parlando con i vescovi [ho chiesto]: “Che cosa avete fatto?”. Prima di tutto, una lettera del vescovo, ogni mese, alle persone che volevano pregare per le vocazioni: le vecchiette, gli ammalati, gli sposi… Una lettera ogni mese, con un pensiero spirituale, con un sussidio, per accompagnare la preghiera. I vescovi devono accompagnare la preghiera, la preghiera della comunità. Bisogna cercare un modo… Questo è un modo che quei vescovi – tre o quattro che ho sentito – hanno trovato. Ma tante volte i vescovi sono impegnati, ci sono tante cose… Sì, sì, ma non bisogna dimenticare che il primo compito dei vescovi è la preghiera! Il secondo compito l’annuncio del Vangelo. E questo non lo dicono i teologi, questo è stato detto dagli Apostoli, quando ebbero quella piccola rivoluzione in cui tanti cristiani si lamentavano perché le vedove non erano ben curate, perché gli Apostoli non avevano tempo; allora hanno “inventato” i diaconi, perché si occupassero delle vedove, degli orfani, dei poveri… Noi, in questa Chiesa di Roma abbiamo un bravo diacono, abbiamo avuto Lorenzo, che ha dato la sua vita; si occupava di queste cose… E alla fine dell’annuncio, quando annuncia alla comunità cristiana, Pietro dice: “E a noi tocca la preghiera e l’annuncio del Vangelo” (cfr At 6,4). Ma qualcuno può dirmi: “Padre, lei sta parlando alla nuora perché senta la suocera?”. Sì, è vero. La prima cosa è pregare, è questo che Gesù ci ha detto: “Pregate per le vocazioni”. Io potrei fare il piano pastorale più grande, l’organizzazione più perfetta, ma senza il lievito della preghiera sarà pane azzimo. Non avrà forza. Pregare è la prima cosa. E la comunità cristiana, quella notte nella quale Pietro bussava alla porta, era in preghiera. Dice il testo: “Tutta la Chiesa pregava per lui” (cfr At 12,5). Era in preghiera. E quando si prega, il Signore ascolta, sempre, sempre! Ma pregare non come i pappagalli. Pregare con il cuore, con la vita, con tutto, con il desiderio che questo che io sto chiedendo si faccia. Pregare per le vocazioni.
 Pensate se voi potete fare una cosa del genere, come hanno fatto questi vescovi, che è gente umile: “Tu prendi questo impegno, tutti i giorni fai qualche preghiera”; e alimentare questo impegno, sempre. Oggi un libretto, il mese prossimo una lettera, poi un’immaginetta…, ma che si sentano collegati in preghiera, perché la preghiera di tutti fa tanta forza. Lo dice il Signore stesso. Poi, la porta aperta. E’ da piangere quando tu vai in parrocchia, in alcune parrocchie… E fra parentesi voglio dire che i parroci italiani sono bravi!, sto parlando in genere, ma questa è una testimonianza che voglio dare: mai ho visto in altre diocesi, nella mia patria, in altre diocesi, organizzazioni fatte dai parroci così forti come qui. Pensate al volontariato: in Italia il volontariato è una cosa che non si vede altrove. E’ una cosa grande! E chi l’ha fatta? I parroci. I parroci di campagna, che servono uno, due, tre paesini, vanno, vengono, conoscono i nomi di tutti, anche dei cani… I parroci. Poi, l’oratorio nelle parrocchie italiane: è un’istituzione forte! E chi l’ha fatto, questo? I parroci! I parroci sono bravi. Ma alcune volte – e parlo di tutto il mondo – si va in parrocchia e si trova una scritta sulla porta: “Il parroco riceve lunedì, giovedì, venerdì dalle 15 alle 16”; oppure: “Si confessa da questa a questa ora”. Queste porte aperte… Quante volte – e sto parlando della mia diocesi precedente – quante volte ci sono le segretarie, donne consacrate, a ricevere la gente, a spaventare la gente! La porta è aperta ma la segretaria fa loro vedere i denti, e la gente scappa! Ci vuole accoglienza. Per avere vocazioni, è necessaria l’accoglienza. E’ la casa nella quale si accoglie.
E parlando dei giovani, accoglienza ai giovani. Questa è una terza cosa un po’ difficile. I giovani stancano, perché hanno sempre un’idea, fanno rumore, fanno questo, fanno quell'altro… E poi vengono: “Ma, vorrei parlare con te…” – “Sì, vieni”. E le stesse domande, gli stessi problemi: “Io te l’ho detto …”. Stancano. Se vogliamo vocazioni: porta aperta, preghiera e stare inchiodati alla sedia per ascoltare i giovani. “Ma sono fantasiosi!...”. Benedetto il Signore! A te tocca farli “atterrare”. Ascoltarli: l’apostolato dell’orecchio. “Vogliono confessarsi, ma confessano sempre le stesse cose” – “Anche tu, quando eri giovane, ti sei dimenticato? Ti sei dimenticata?”.
La pazienza: ascoltare, che si sentano a casa, accolti; che si sentano ben voluti. E più di una volta fanno ragazzate: grazie a Dio, perché non sono vecchi. E’ importante “perdere tempo” con i giovani. Alcune volte annoiano, perché – come dicevo – vengono sempre con le stesse cose; ma il tempo è per loro. Più che parlare loro, bisogna ascoltarli, e dire soltanto una “goccina”, una parola lì, e via, possono andare. E questo sarà un seme che lavorerà da dentro. Ma potrà dire: “Sì, sono stato con il parroco, con il prete, con la suora, con il presidente dell’Azione Cattolica, e mi ha ascoltato come se non avesse niente da fare”. Questo i giovani lo capiscono bene.
Poi, un’altra cosa sui giovani: dobbiamo stare attenti a che cosa cercano, perché i giovani cambiano con i tempi. Ai miei tempi c’era la moda delle riunioni: “Oggi parleremo dell’amore”, e ognuno preparava il tema dell’amore, si parlava… Eravamo soddisfatti. Poi, uscivamo da lì, andavamo allo stadio a vedere la partita – non c’era ancora la televisione – eravamo tranquilli. Si facevano opere di carità, visite agli ospedali… tutto sistemato. 
Ma eravamo piuttosto “fermi”, in senso figurato. 

Oggi i giovani devono essere in moto, i giovani devono camminare; per lavorare per le vocazioni bisogna far camminare i giovani, e questo si fa accompagnando.L’apostolato del camminare. E come camminare, come? Fare una maratona? No! Inventare, inventare azioni pastorali che coinvolgano i giovani, in qualcosa che faccia fare loro qualcosa: nelle vacanze andiamo una settimana a fare una missione in quel paese, o a fare aiuto sociale a quell'altro, o tutte le settimane andiamo in ospedale, questo, quello…, o a dare da mangiare ai senzatetto nelle grandi città… ci sono… I giovani hanno bisogno di questo, e si sentono Chiesa quando fanno questo. Anche i giovani che non si confessano, forse, o non fanno la Comunione, ma si sentono Chiesa. Poi, si confesseranno, poi, faranno la Comunione; ma tu, mettili in cammino. E camminando, il Signore parla, il Signore chiama. E viene un’idea: dobbiamo fare questo…; io voglio fare…; e si coinvolgono nei problemi altrui. Giovani in cammino, non fermi. I giovani fermi, che hanno tutto sicuro… sono giovani in pensione! E ce ne sono tanti, oggi! Giovani che hanno tutto assicurato: sono pensionati della vita. Studiano, avranno una professione, ma il cuore è già chiuso. E sono pensionati. Dunque, camminare, camminare con loro, farli camminare, farli andare. E nel cammino trovano domande, domande a cui è difficile rispondere! Io vi confesso, quando ho fatto le visite in alcuni Paesi o anche qui in Italia, in alcune città, di solito faccio una riunione o un pranzo con un gruppo di giovani. Le domande che ti fanno, in quei momenti, ti fanno tremare, perché tu non sai come rispondere… Perché sono inquieti [in senso positivo: sono in ricerca], e questa inquietudine è una grazia di Dio, è una grazia di Dio. Tu non puoi fermare l’inquietudine. Diranno stupidaggini, a volte, ma sono inquieti, e questo è ciò che conta. E questa inquietudine è necessario farla camminare.

“Alzati!”. La porta aperta. La preghiera. La vicinanza a loro, ascoltarli. “Ma sono noiosi!...”. Ascoltarli, farli camminare, farli andare, con proposte da “fare”. Loro capiscono meglio il linguaggio delle mani che quello della testa o quello del cuore; capiscono il fare: capiscono bene! Pensano così così, ma capiscono, fanno bene se tu dai loro da fare. Capiscono bene: hanno una capacità di giudicare acuta; dobbiamo sistemare un po’ la testa, ma questo viene, viene con il tempo.
E infine, l’ultima cosa che mi viene in mente per la pastorale vocazionale, è la testimonianza. Un ragazzo, una ragazza, è vero che sente la chiamata del Signore, ma la chiamata è sempre concreta, e almeno la maggioranza delle volte, la più parte delle volte è: “Io vorrei diventare come quella o come quello”. Sono le nostre testimonianze quello che attira i giovani. Testimonianze dei preti bravi, delle suore brave. Una volta è andata una suora a parlare in un collegio – era una superiora, credo una madre generale, in un altro Paese, non qui – ha riunito – questo è storico – la comunità educativa di quel collegio di suore, e questa madre generale invece di parlare della sfida dell’educazione, dei giovani che si stanno educando, di tutte queste cose, incominciò a dire: “Noi dobbiamo pregare per la canonizzazione della nostra madre fondatrice”, e ha passato più di mezz'ora parlando della madre fondatrice, che si deve fare questo, chiedere il miracolo… Ma la comunità educativa, i professori, le professoresse [pensavano]: “Ma perché ci dice queste cose, mentre noi abbiamo bisogno di altro… Sì, questo sta bene, che sia beatificata e canonizzata, ma noi abbiamo bisogno di un altro messaggio”. Alla fine, una delle professoresse – brava, era brava questa, l’ho conosciuta – disse: “Madre, posso dire una cosa?” – “Sì” – “La vostra madre non sarà mai canonizzata” – “Ma perché?” – “Eh, perché sicuramente è in purgatorio” – “Ma non dire queste cose! Perché dici questo?” – “Per avere fondato voi. Perché se tu che sei la generale sei tanto – diciamo – sciocca, per non dire di più, la tua madre generale non ha saputo formarvi”. Non è così? 
E’ la testimonianza: che vedano in voi vivere quello che predicate. Quello che vi ha portato a diventare preti, suore, anche laici che lavorano con forza nella Casa del Signore. E non gente che cerca sicurezza, che chiude le porte, che spaventa gli altri, che parla di cose che non interessano, che annoiano i giovani, che non hanno tempo… “Sì, sì, ma sono un po’ di fretta…” 
No. Ci vuole una testimonianza grande!

Non so, questo è quello che mi scoppiato nel cuore a partire da quel’“alzati!” che ho sentito dire da Mons. Galantino, dal motto del vostro incontro. E ho parlato di quello che sento. E vi ringrazio per quello che fate, vi ringrazio per questo convegno, vi ringrazio per le preghiere… E avanti! Che il mondo non finisce con noi, dobbiamo andare avanti…
Adesso, prima della benedizione, preghiamo la Madonna: “Ave Maria…”.

*ai partecipanti al Convegno promosso dall'Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana

Epifiania 2017. Voti Perpetui di Sr. Zeeb

È sempre una gioia essere testimone della donazione totale di una vita al Signore. è sempre una grazia vivere la consacrazione perpetua religiosa di una sorella di un fratello. È sempre una grande emozione essere partecipi di una cerimonia di professione solenne. Oggi siamo nella gioia per e con la nostra carissima suor Maria Zeeb che in questa festa della manifestazione del Signore, in questa Liturgia ricca di segni e di messaggi, fa dono di se Stessa al Dio vivente.
Sorelle carissime, mi rivolgo alla nostra carissima sr Zeeb e tramite lei, parlerò a voi!  Sr Maria Zeeb, cosa dirti in questa festa dell'epifania? tante cose ci sarebbero... ma vorrei solo darti 2 verbi in questo giorno memorabile per te: CAMMINARE e ADORARE.
Epifania: festa dell'apparizione, festa della comparsa del divino. 
Festa della luce, festa dei segni, festa del cammino, festa dell'offerta, festa dell'adorazione!  La Chiesa ci invita oggi a meditare e a pregare. Contemplare e imitare i tre magi.  

CAMMINARE
Essi erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di “leggere” negli astri il futuro, eventualmente per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare.
Sono individui capaci di movimento! hanno captato un segnale e si sono messi per strada! "Captato"! Vorrei dire un segno quasi impercettibile, discreto, che pero ha trovato una risonanza, una specie di "complicità" interiore. Questo segno si è inserito in una nostalgia, in un desiderio, in una ricerca. Ed è cominciata l'avventura! Una avventura che li fa abbandonare le sicurezze abituali, affrontare il ridicolo, buttarsi nei rischi di un viaggio senza destinazione precisa... Quegli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano, in ogni caso, uomini dal cuore inquieto. Uomini spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo.
Erano forse uomini dotti che avevano una grande conoscenza degli astri e probabilmente disponevano anche di una formazione filosofica. Ma non volevano soltanto sapere tante cose. Volevano sapere soprattutto la cosa essenziale.  «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». I magi cercano! e cercando, si rivelano gente aperta, attenti ai segni di Dio. si rivelano gente libera da ogni arroganza. Infatti, chi è arrogante, non si mette a cercare! I magi si sono messi in cammino! Mettersi in cammino! è bene ricordare che una religione dove non si cammina, non viene da Dio e non conduce a Dio. Mettersi in cammino vuole dire essere tanto umili da riconoscere la propria povertà. "L'umiltà è l'ornamento di tutte le virtù, mentre l'orgoglio le guasta tutte". (C. de Foucauld)
Il Bambino si fa trovare solo dagli insoddisfatti, dai cercatori, dai Magi venuti da lontano, non dagli intellettuali e esperti di Erode, da coloro che sanno tutto ma poi non si muovono dai loro libri. Molti, religiosamente, si sentono arrivati, non hanno più nulla da imparare e da cercare.: è l'atteggiamento più pericoloso e arrogante che si possa pensare. Credere non è sedersi sul trono della sufficienza, ma camminare sempre nell'umile ricerca di un bene più grande. Essere credenti vuole dire essere instancabili cercatori di Dio, non possessori di Dio. Dio per il credente non è una cosa tascabile, ma una persona che non è mai trovata una volta per sempre, una persone di cui si ha sete sempre! 
"Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima".La gioia della scoperta, dell'incontro colma il cuore che cerca. Quando c'è la bontà nel cuore e c'è l'apertura all'altro scatta quasi istintivamente il donare qualcosa di se stesso a chi si ha di fronte. Si può donare senza amare, ma non si può amare senza donare! Offrire anche noi al Signore l’oro della nostra esistenza, ossia la libertà di seguirlo e di servirlo sempre e per amore; Vogliamo fare salire verso di Lui l’incenso della nostra preghiera ardente, a lode della sua gloria; Infine vogliamo offrirgli come mirra, il nostro affetto pieno di gratitudine per Lui, vero Uomo, che ci ha amato fino a morire come un malfattore sul Golgota.
ADORARE
Per noi i magi sono coloro ce portano i doni. Ma loro hanno precisato lo scopo essenziale della loro visita al Bambino: "Siamo venuti per adorarlo". Adorazione: riconoscimento della grandezza di Dio e della piccolezza della creatura. Senso della trascendenza divina e della precarietà dell'uomo. scoperta della gloria del Signore e del proprio niente. Nell'adorazione l'uomo, creatura debole, limitata, sfiora il mistero di Dio. Il nulla entra in contatto col Tutto. L'adorazione proclama silenziosamente l'Assoluto di Dio. Attraverso l'adorazione, collochiamo sulla nostra bilancia l'unica realtà che ha peso, vale, conta e dura. e respingiamo ciò che è leggero, inconsistente, vuoto, evanescente. L'adorazione libera la creatura da tutte le schiavitù, la immunizza contro gli idoli del mondo (potere, successo, denaro, piacere), purifica il cuore dagli occupanti abusivi, rendendola disponibile per l'Unico Signore. Il Cuore dell'uomo è stato consacrato per una solo devozione (D. Bonhoeffer). La pienezza esclude sia il vuoto come l'ingombro.
Questa festa della luce ci ammonisce che bisogna come i Magi, fare molta strada, lasciare alle spalle parecchie luci ingannevoli, prima di pervenire a quella chiarezza che permette di piegare le ginocchio davanti all'Unico Signore.
Omelia Padre Modesto camilliano.

13 gennaio 2017

Epifania in Polonia

Giorno di Epifania, nel parco, dove è stato il concerto dei popolari canti natalizi chiamati "Kolenda" e ha cantato anche Sr. Paula.


11 gennaio 2017

Los Reyes Magos llegaron a Salamanca!!!

Dones que los Reyes Magos portaron a los residentes, con la participación del personal interno de la Residencia en el día de la Fiesta de la Epifania.



También llegaron los Reyes Magos del Ayuntamiento de Santa Marta de Tormes, que particiapna cada año a la cabalgata de los Reyes trayendo dulces a los ancianos!!!