10 dicembre 2016

Padre Raniero Cantalamessa. Seconda Predica di Avvento. Lo Spirito Santo e il carisma del discernimento

9 dicembre
Continuiamo le nostre riflessioni sull'opera dello Spirito Santo nella vita della Chiesa e del cristiano. San Paolo menziona un carisma particolare dello Spirito chiamato ”discernimento degli spiriti” (1 Cor 12, 10). All'origine, questa espressione ha un senso ben preciso: indica il dono che permette di distinguere, tra le parole ispirate o profetiche pronunciate durante un’assemblea, quelle che vengono dallo Spirito di Cristo da quelle che provengono da altri spiriti e cioè o dallo spirito dell’uomo, o dallo spirito demoniaco, o dallo spirito del mondo.
Anche per l’evangelista Giovanni questo è il senso fondamentale. Il discernimento consiste nel “mettere alla prova le ispirazioni per saggiare se provengono veramente da Dio” (1 Gv 4,1-6). Per Paolo il criterio fondamentale di discernimento è la confessione di Cristo come “Signore” (1 Cor 12, 3); per Giovanni è la confessione che Gesù “è venuto nella carne”, cioè l’incarnazione. Già con lui il discernimento comincia ad essere usato in funzione teologica, come criterio per discernere le vere dalle false dottrine, l’ortodossia dall'eresia, ciò che diventerà centrale in seguito.
1. Il discernimento nella vita ecclesiale

Esistono due campi in cui si deve esercitare questo dono del discernimento della voce dello Spirito: quello ecclesiale e quello personale. Nel campo ecclesiale, il discernimento degli spiriti è esercitato in modo autorevole dal magistero, che deve però tener conto, tra gli altri criteri, anche del “senso dei fedeli”, il “sensus fidelium”.
Vorrei soffermarmi su un punto in particolare che può essere di aiuto nella discussione in atto nella Chiesa su alcuni problemi particolari. Si tratta del discernimento dei segni dei tempi. Il concilio ha dichiarato:
“È dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto” .
E’ chiaro che se la Chiesa deve scrutare i segni dei tempi alla luce del Vangelo, non è per applicare ai “tempi”, cioè alle situazioni e ai problemi nuovi che emergono nella società, i rimedi e le regole di sempre, bensì per dare ad essi risposte nuove, “adatte ad ogni generazione”, come dice il testo appena citato del concilio. La difficoltà che si incontra su questo cammino – e che va presa in tutta la sua serietà – è la paura di compromettere l’autorità del magistero, ammettendo dei cambiamenti nei suoi pronunciamenti.
C’è una considerazione che può aiutare, credo, a superare, in spirito di comunione, questa difficoltà. L’infallibilità che la Chiesa e il Papa rivendicano per sé, non è certamente di un grado superiore a quella che viene attribuita alla stessa Scrittura rivelata. Ora l’inerranza biblica assicura che lo Scrittore sacro esprime la verità nel modo e nel grado in cui essa poteva essere espressa nel momento in cui scrive. Vediamo che molte verità si formano lentamente e progressivamente, come quella dell’aldilà e della vita eterna. Anche nell'ambito morale, molti usi e leggi anteriori vengono, in seguito, abbandonate per fare posto a leggi e criteri più rispondenti allo spirito dell’Alleanza. Un esempio tra tutti: nell'Esodo, si afferma che Dio punisce le colpe dei padri nei figli (cf. Es 34, 7), ma Geremia ed Ezechiele diranno il contrario e cioè che Dio non punisce le colpe dei padri nei figli, ma che ognuno dovrà rispondere delle proprie azioni (cf. Ger 31, 29-30; Ez 18, 1 ss.).
Nell'Antico Testamento il criterio in base al quale si superano delle prescrizioni anteriori è quello di una migliore comprensione dello spirito dell’Alleanza e della Torah; nella Chiesa il criterio è quello di una continua rilettura del Vangelo alla luce delle domande nuove ad esso poste. “Scriptura cum legentibus crescit”, diceva san Gregorio Magno: la Scrittura cresce con coloro che la leggono .
Ora noi sappiamo che la regola costante dell’agire di Gesù nel Vangelo, in fatto di morale, si riassume in poche parole: “No al peccato, sì al peccatore”. Nessuno è più severo di lui nel condannare la ricchezza iniqua, ma si autoinvita a casa di Zaccheo e con il suo semplice andargli incontro lo cambia. Condanna l’adulterio, perfino quello del cuore, ma perdona l’adultera e le ridà speranza; riafferma l’indissolubilità del matrimonio, ma si intrattiene con la Samaritana che aveva avuto cinque mariti e le rivela il segreto che non aveva detto a nessun altro, in modo così esplicito: “ Sono io (il Messia) che ti parlo” (Gv 4, 26).



9 dicembre 2016

Con Maria Immacolata nel carcere di Rebibbia

Nella giornata, dedicata a Maria Immacolata nel carcere di Rebibbia si respira un’aria diversa, aria di festa portata dai nostri ragazzi per animare la Santa Messa. Siamo arrivati in anticipo per provare i canti in Chiesa, ed ecco arrivare i primi detenuti, sono felici di vederci e con tanta gioia ci vengono a salutare con una calorosa stretta di mano.
La celebrazione ha inizio sulle note di un canto dolcissimo che sussurra il nome di Maria: “O Santissima o piissima madre nostra Maria…”. Con tanta attenzione ascoltiamo le letture della liturgia e al Vangelo risuona il saluto dell’Angelo a Maria: “Ave piena di grazia il Signore è con te…”, toccante è stata l’omelia del Cappellano Don Roberto, che con profonda delicatezza ha saputo attualizzare il messaggio dell’Angelo a Maria, nella vita dei carcerati [...]
I ragazzi del Coro con il Cappellano del Carcere Don Roberto Guernieri 
con le Missionarie della Divina Rivelazione e le nostre care Sr Laura e Sr Gemma, Figlie di San Camillo.



Bangalore: nella festa dell'Immacolata nove sorelle hanno detto il loro Si per sempre ad esempio di Maria e Sr. Genevieve festeggiato 50 anni di professione religiosa.

Sr. Genevieve 

8 dicembre 2016

MARIA IMMACOLATA PREGA PER NOI

E' la prima festa della vergine Maria, Dio avendola scelta per essere Madre di Gesù l'ha creata senza peccato originale, ti ringraziamo Signore per il tuo amore per noi. 
In Maria contempliamo la nostra santità e ci sentiamo felici per aver in lei la Madre che è nostro rifugio e intercede per noi. 

O Maria  Tu sai di quello che abbiamo bisogno per essere santi, buoni e fedeli al tuo figlio Gesù. 

Chiedi per noi quello che noi non sappiamo chiedere, intercedi per noi: misericordia amore e pace per il mondo, per la chiesa, per le nostre famiglie e comunità, pace gioiosa per i nostri cuori. 

Insegnaci in tutti i momenti della nostra vita a pronunciare anche quando non comprendiamo il nostro FIAT  il nostro ECCOCI  per fare la volontà del Padre che ci chiama a seguirlo.

Grazie Signore per averci dato Maria come Madre Buona che con lei possiamo sempre vincere le nostre paure, correre a servire i bisognosi e cantare fin d'ora il nostro MAGNIFICA  di gioia e di ringraziamento. 
Amen

4 dicembre 2016

2a domenica Avvento Maria donna di amore e tenerezza. Affascinati dall'amore

Maria, che ha accolto il Figlio di Dio nel suo cuore e nel suo seno, va in fretta dalla cugina Elisabetta, anche lei in attesa di un figlio. Desidera condividere con lei – che sola può comprendere – il grande dono di Dio ricevuto, per esultare insieme della salvezza tanto attesa, che è alle porte. Le due donne «graziate» riconoscono il compiersi del progetto d’Amore di Dio nelle loro vite. 
• Elisabetta, al saluto di Maria, è colmata di Spirito Santo e riconosce in lei la Madre del Signore e nel Bambino, che ha in grembo, l’Emmanuele. È un incontro di esultanza, gioia, lode al Signore, che fa proclamare a Elisabetta la prima beatitudine presente nel Vangelo: «Beata colei che ha creduto…». 
• Dal cuore di Maria si sprigiona la lode al Signore con lo stupendo e rivoluzionario cantico del Magnificat, in cui lei proclama le grandi opere che il Signore sta compiendo, la sua misericordia e la predilezione per i poveri, i piccoli, gli ultimi. 
• Maria si prende cura di Elisabetta con tenerezza e amore, fino alla nascita di Giovanni. 


Preghiera di lode 
A ogni intenzione, rispondiamo: 
Con te, Madre di Dio, lodiamo il Signore. 
• Per la tua fede e docilità al Signore. 
• Per la tua piccolezza e umiltà che ti fa riconoscere le meraviglie del Signore. 
• Per la tua sollecitudine e tenerezza verso gli altri. 
• Per la tua misericordia ed esultanza.
Vedere (Lc 1,40-43.46)

Padre Raniero Cantalamessa. Prima predica di Avvento 2016. Credo nello Spirito Santo

1. La novità del dopo concilio
Con la celebrazione del 50° della chiusura del Concilio Vaticano II, si è conclusa la prima fase del “dopo Concilio” e se ne apre un’altra. Se la prima fase è stata caratterizzata dai problemi relativi alla “recezione” del Concilio, questa nuova sarà caratterizzata, credo, dal completare e integrare il Concilio; in altre parole, dal rileggere il Concilio alla luce dei frutti da esso prodotti, mettendo in luce anche ciò che in esso è mancante, o presente solo in fase seminale.
La novità maggiore del dopo Concilio, nella teologia e nella vita della Chiesa, ha un nome preciso: lo Spirito Santo. Il Concilio non aveva certo ignorato la sua azione nella Chiesa, ma ne aveva parlato quasi sempre “en passant”, menzionandolo spesso, ma senza metterne in luce il ruolo centrale, neppure nella costituzione sulla Liturgia. In una conversazione, nel tempo in cui eravamo insieme nella Commissione Teologica Internazionale, ricordo che il Padre Yves Congar usò un’immagine forte a questo riguardo; parlò di uno Spirito Santo, sparso qua e là nei testi, come si fa con lo zucchero sui dolci che, però, non entra a far parte della composizione della pasta.

«Il Regno dei Cieli è vicino!» Commento al Vangelo del 4 dicembre 2016, II domenica di Avvento

Giovanni il Battista. Questo rozzo annunciatore di nuove parole. Eppure temuto dai potenti di turno. Giovanni il Battista. Questo schietto evangelizzatore di nuovi pensieri. Eppure ascoltato da molti. Giovanni il Battista. Questo indelicato profeta di nuove visioni. Eppure seguito da tanti. Giovanni il Battista. Questo uomo dall'aspetto barbaro. Eppure indicato come "il più grande tra i nati dei figli di donna". Giovanni il Battista. Questo uomo che grida a squarciagola nel deserto. Eppure la sua voce raggiunge le più gradi città. Giovanni il Battista. Questo ruvido uomo che veste con peli di cammello. Eppure è il sacerdote che ha donato il battesimo al Maestro. 
Ecco chi è Giovanni il Battista. È colui che punta sempre il dito: per indicare nuove strade da percorrere; per volgere l’attenzione all'Agnello di Dio; per invitare ad adottare un nuovo stile di vita. È lo spartiacque personificato, colui che ha chiuso un’era per aprirne un’altra. Giovanni il Battista, che la liturgia ci presenta in questa seconda domenica di Avvento, viene oggi additato come modello di una vita radicata in una fede incrollabile, in un amore sconfinato, in una speranza certa. Spaventa un po’ la sua voce, come spaventa quel dito puntato. Spaventano le sue parole e i suoi rimproveri. Spaventa il suo aspetto grezzo. Ma ci viene indicato come modello di vita fedele al Vangelo. Per nessun motivo al mondo Giovanni svende la sua fedeltà. Non la baratta con la paura del martirio; come non la baratta con la vergogna di testimoniare una Verità; non la baratta con il pensare comune del tempo; non la baratta con gli usi e i costumi predominanti; non la baratta con la garanzia di una vita agiata sulla terra. 
La figura del Battista ci pone più di un interrogativo: quale fede vivo? Su cosa e/o su chi si fonda la fede che sostengo di avere? Come si pone questa mia fede di fronte alle sfide di ogni giorno? Come vivo la mia fedeltà a una fede che non vedo? Come faccio a sostenere di avere fede? Dov'è questa fede quando le cose vanno “storte” nella mia vita? È una fede personalizzata, creata a mia immagine e somiglianza, una fede che mi regala a basso costo la pace del cuore, oppure è una fede inquieta, una fede in continua tensione, una fede in costante ricerca della Verità, una fede che ogni giorno scombussola i miei sistemi mentali? 
Padre Onofrio Antonio Farinola
sacerdote cappuccino

Suor Valeria Casera, un altro gioioso angelo camilliano in Cielo.

Riposa in pace carissima Suor Valeria

30 novembre 2016

Avvento 2016: Comunità dell'Ospedale Madre Giuseppina Vannini

Nel percorso dell’Avvento di quest’anno vogliamo vivere un tempo di grazia, tempo di luce, tempo di risveglio... Dio nasce in un profondo silenzio. 

Avvento significa attesa, ma anche silenzio, interiorità, intimità. Vorremmo che l'attesa, in silenzio e preghiera, fosse condivisa con Maria, madre di Gesù,  per ripensare a tutta la storia della salvezza che proprio in Gesù trova compimento.

Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche di Avvento e ogni domenica avrà una tematica secondo la liturgia.  Il sentiero delle pietre con i nomi delle sorelle della comunità  è un simbolo che indica un cammino personale e comunitaria che faremo durante questo tempo forte. 
Il profeta grida: “Preparate la strada nel deserto per il Signore che viene”, infatti, ogni pietra che forma  la strada è importante, perché aiuta gli altri a camminare verso il Signore e allo stesso tempo accoglie il Signore stesso che scende verso ciascuna di noi. 

Prepariamoci dunque sorelle in unione con la Santa Madre Chiesa a partecipare attivamente in questa liturgia, per accogliere il Dio umile che viene tra noi.
Buon cammino sorelle!!

Bangalore: Celebrazione Eucaristica per la chiusura dell'Anno Giubilare della Misericordia